Siamo davvero liberi? Le neuroscienze e il mistero del libero arbitrio

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Dewey

La libertà delle nostre scelte e delle nostre azioni ci sembra spesso il più naturale e incontrovertibile dei dati. Recenti osservazioni neurobiologiche, tuttavia, suggeriscono che noi acquisiamo consapevolezza delle nostre intenzioni di agire solo dopo che il comando cerebrale del movimento è già partito. Parrebbe dunque che, in linea di principio, le nostre scelte possano essere previste da un osservatore esterno prima che noi le compiamo: ma questo non indica forse che l’idea di libertà e quella di responsabilità morale che ne dipende sono soltanto illusioni? In realtà non è detto che sia così. La discussione sul libero arbitrio, uno dei misteri più antichi e affascinanti del pensiero umano, è infatti ancora aperta, e oggi vede l’appassionata partecipazione non solo dei filosofi ma anche di neurobiologi, psicologi e scienziati cognitivi. In questo volume i massimi esperti italiani e internazionali analizzano il contributo che a questo dibattito offrono le sorprendenti e controverse acquisizioni della neuroscienza contemporanea.

Mario De Caro
Professore di Filosofia morale presso l’Università Roma Tre e la Tufts University. Ha partecipato al Meeting di Rimini 2025 in un dibattito intitolato proprio “Siamo davvero liberi?”, confrontandosi con il neuroscienziato Giorgio Vallortigara sulla sfida tra determinismo e libertà. Continua a essere una delle voci più autorevoli nel dibattito sul libero arbitrio e la responsabilità morale, integrando filosofia e scienze cognitive

Andrea Lavazza
Filosofo morale e giornalista (caporedattore di Avvenire), esperto di neuroetica. È professore associato di Filosofia morale e coordina l’Osservatorio per l’etica delle nuove tecnologie presso l’Università Pegaso. Recentemente è intervenuto su temi caldi come l’intelligenza artificiale, sottolineando la necessità di allineare gli algoritmi a valori umani corretti.

Giuseppe Sartori
Professore emerito di Neuropsicologia forense e Neuroscienze cognitive presso l’Università di Padova. È spesso interpellato come esperto in casi di cronaca nera. Recentemente ha commentato il valore del soliloquio (parlare da soli) come indizio in ambito processuale, citando la sua esperienza come perito in casi celebri (come quello di Erba o Garlasco). Rimane il massimo esperto italiano nell’uso delle neuroimmagini per stabilire la capacità di intendere e di volere nei tribunali.