Poesie

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Npag

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Giuseppe Ungaretti
1888, Alessandria d’Egitto
E’ stato un poeta, scrittore, traduttore e giornalista italiano.
Figlio di genitori lucchesi, trascorse in Africa gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza.
Determinante fu il soggiorno a Parigi, dove si trasferì nel 1912 e dove frequentò alcuni dei personaggi più notevoli della cultura francese e anche scrittori italiani che di Parigi avevano fatto in quegli anni la loro seconda patria, come Soffici, Palazzeschi, Savinio.
Attraverso questi ultimi stabilì un contatto forse non profondo, ma certo significativo, col futurismo italiano, ed è infatti sulla rivista futurista «Lacerba» che vennero pubblicate in Italia le sue prime poesie.
Tornato in Italia nel ’14 aderì al fascismo e divenne corrispondente da Parigi del «Popolo d’Italia», lavorando anche presso l’ambasciata italiana.
Nel 1936 accettò di insegnare letteratura italiana all’università di San Paolo e si stabilì così per alcuni anni in Brasile. Lì, nel 1939, una tragedia sconvolse la sua esistenza: la morte, a nove anni di età, del figlio Antonietto. Da questa terribile esperienza nasceranno le liriche de Il dolore (1947).
Tre sono le fasi nettamente distinte nello sviluppo della sua poesia.
La prima è caratterizzata da un lavoro di isolamento e di esaltazione della parola singola, sia nei suoi valori di sonorità e di ritmo sia in quelli di intensità emotiva. Si tratta quasi sempre di poesie brevissime, composte di versi a loro volta assai brevi (spesso persino di una sola parola).

Con Sentimento del tempo cominciò a ricostruire a modo suo forme meno elementari di sintassi, di metrica e di immagini. Questa trasformazione stilistica si accompagna a contenuti concettualmente più ardui: riflessioni sul tempo e sulla morte, temi anche esplicitamente religiosi hanno preso il posto delle sensazioni concrete, degli «atomi» di emozione che costituivano il nucleo delle poesie di guerra. Dal punto di vista metrico, questa seconda fase rappresenta una svolta assai marcata: i versi brevissimi sono sostituiti da organismi più densi e articolati, che ritrovano alcune cadenze della metrica tradizionale.
La terza fase, che ha inizio con le poesie colme di straziante tenerezza scritte in morte del figlio, si svolge attraverso una rete sempre più fitta di riflessioni sul destino dell’uomo.
Essa può essere indicata riassuntivamente come una fase di meditazione.

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